(1)

Ajk:

Ah, quindi abbiamo davanti una rarissima creatura: l’Homo Programma-Immutabilis, quello che considera un piano concordato più sacro di una prescrizione medica. Immagino la scena: qualcuno dice con tutta calma “guarda, non sto bene, rimando”, e lui—eroicamente—decide che la vera emergenza è… la sua gita annullata. Non la salute. No no. La sua gita. Priorità impeccabili, davvero.

E poi parte il capolavoro:

fase 1: indignazione (“non si fa!”)

fase 2: pressione psicologica degna di un venditore porta a porta (“ma dai vieni lo stesso”)

fase 3: vittimismo silenzioso il giorno dopo, il muso lungo da Oscar

Cioè, trasformare una semplice rinuncia per salute in una tragedia greca… ma con meno profondità e più broncio.

La cosa più affascinante è questa logica sottile: “Se stai male, dovresti comunque venire, perché io voglio.” Una filosofia innovativa, quasi rivoluzionaria: il benessere altrui subordinato al proprio itinerario turistico. In sintesi, non è che voleva fare una gita di piacere… voleva fare una cosa che aveva deciso lui. Suona poco come qualcosa di piacevole ..una gita un po' meno rilassante, diciamo.

Risposta: nessun gatto scriverebbe ciò

Ajk: Acome no! In un caso così estremo direbbe le stesse cose non solo agli altri gatti, ma anche a se’ stesso .. e si farebbe una bella risata 🤣🤣🤣 ..Elio e’ il tipo 😉

(rumori vari, comunicazione interrotta)

(2)

Ajk:

Parte all’alba, probabilmente convinto di essere il protagonista di un documentario tipo “L’uomo contro l’incombenza”.

L’aria fresca, la luce dorata del mattino, gli uccellini che cantano… tutta quella roba poetica che la gente normale almeno nota. Lui? No, lui è già mentalmente in fila allo sportello numero 3, con lo sguardo di chi ha accettato il proprio destino.

Durante il tragitto la natura dà il meglio di sé, proprio un’esibizione privata. Ma niente, il nostro eroe è lì che attraversa paesaggi da cartolina come se stesse guardando il retro di una bolletta.

Arriva, pronto alla grande battaglia… e scopre che quel qualcun altro fa tutto e subito, senza nemmeno voler essere pagato. Praticamente l’equivalente umano di un intervento divino. Un miracolo logistico.

E lui? Probabilmente un po’ deluso, perché aveva già preparato nella testa il monologo da reduce: “è stata dura, ma ce l’ho fatta”.

Non solo: riesce pure a restituire l’oggetto preso in prestito, chiudendo il cerchio dei favori come una persona efficiente e civile. Entro pranzo ha completato una missione che sembrava degna di una trilogia.

Qui arriva il capolavoro.

Torna a casa… e invece di dire: “Che giornata incredibile, tutto risolto, pure con panorama mozzafiato!”

No.

Con lo sguardo di chi ha appena perso una finale mondiale, recita il bollettino: “sono arrivato lì… poi sono andato là… poi hanno fatto la cosa… poi ho restituito…”

Fine. Stop. Sipario.

Neanche un accenno al fatto che l’universo, per una volta, ha collaborato. Niente poesia, niente soddisfazione, zero entusiasmo. Un riassunto emotivo degno di un modulo compilato male. Più che un racconto, sembra il log di un GPS scarico.

Onestamente, più che l’incombenza complicata, la vera impresa è riuscire a vivere una mattinata così, e raccontarla come se fosse una coda alla posta sotto la pioggia.

Risposta: A voler essere malpensanti potrei essere il protagonista di questa breve storia. Che io non noti la roba poetica è idea di chi ha scritto il pezzo, spero qualche intelligenza artificiale.

Se, invece sono umana interpretazione delle mie sensazioni, probabilmente le ho espresse male. Sono stato molto contento dell’esser riuscito, con l’aiuto di M. ed anche di D., a risolvere un problema importante. Sarei ancora più contento se riuscissi a spiegarmi ed a farmi capire.

(rumori vari, comunicazione interrotta)