Ieri ho visto Leo che si affacciava con fare indagatorio al bagno ospiti, senza mai entrare. Mi ha incuriosito questo suo comportamento. Diverso dal come è normalmente. Così mi sono fermata a guardare e Leo ha chiesto di avere le coccole. Non quelle solite, non come normalmente gli piacciono, ma molto più delicate. Ed anche su tutta la morbidissima pelliccia felina che indossa. Solo dopo, dopo un po', è partito quel suo meraviglioso motorino ronfatorio incorporato.

Sì, il bagno ospiti fu il luogo in cui la notte scorsa evidentemente lo terrorizzò il gatto nero. Si vede terribilmente. Almeno a giudicare dagli escrementi che vi trovai poco dopo, la notte scorsa quando mi alzai per quel felino schiamazzare non amichevole né pacifico. Leo deve essersi spaventato a morte. Infatti non usa fare i bisogni a casa, e tantomeno su di sé. Ma poi, incredibilmente, il gatto nero, come abbiamo poi appurato, non lo ferii.  Almeno non visibilmente. Niente morsi o cose così. Insomma come si suol dire, “non gli fece niente”.

Ho osservato che il gatto nero se la prende con Leo specialmente. Con gli altri felini non così, per quanto vidi che anche gli altri gli soffiano. Forse perché Leo è il più alto, il più lungo .. il più grande di stazza sua? Magari al gatto nero appare Leo di essere il capo, così aggredisce lui per comandare, poter mangiare da tutte le ciotole che vuole? O per quella sua meravigliosa coda, lunghissima, fuori dal comune, con cui saluta affettuosamente ogni qualvolta ci incrociamo da una qualsiasi parte? Infatti ai felini la coda serve. Serve da contrappeso per correre, arrampicarsi .. insomma per muoversi bene, efficacemente. Tuttavia, più è lunga più si vede. Anche da lontano dice cosa Leo sente .. magari proprio il fatto che il gatto nero non gli piace? Chissà, forse per il gatto nero la lunga coda di Leo è un po’ come uno straccio rosso davanti a un toro?

Ieri mattina Leo ed Elio non hanno fatto il loro solito spettacolino mattutino. Quella specie di lotta greco romana tutta finta, in cui sono ammessi anche i calci ed i morsi, ma anche loro solo accennati, anche loro finti. Poi vidi che Elio stette tutto il giorno vicino a Leo. Ogni tanto si sdraiava facendoli lo zampettino “Dai, giochiamo!” Invece Leo non era in vena di giocare, nemmeno un po’. Nel pomeriggio inoltrato finalmente gli passò. Con gran gioia, tutta mia, li vidi giocare, divertendomi con loro anch’io. Come due cuccioli. Con me tre. Anche se non facevo altro che vederli giocare, e insieme a loro divertirmi anch'io: in fondo sono un essere umano, non ho il pellicciotto come loro, né le unghie ed i denti aguzzi di cui loro invece sono dotati, lo sappiamo tutti. La mattina, però, un po' tutti i felini usano venir vicino vicino a dove sto io. Potrebbero benissimo giocare altrove, dove non li vedo. Magari pure più comodo. Ed invece. Così penso che anche il consueto spettacolino di Elio e Leo è anche per me. E così, senza di mezzo avere le parole umanesi, semplicemente ringrazio. Ogni mattina, ogni giorno, anche loro tutti quanti.